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Giovedì, 11 Ottobre 2012 19:59

IL PINOCCHIO DI CARLO COLLODI IN SCENA AL TEATRO BIONDO DI PALERMO

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Pino Caruso Pino Caruso

In scena, al Teatro Biondo Pinocchio, la celebre favola di Pinocchio scritta da Carlo Collodi, riproposta, con la regia di Pino Caruso, in tutte le sue sfumature complesse e stratificate, ricche di simboli, metafore e suggestioni che lasceranno davvero a bocca aperta.

Arriva al Teatro Biondo Stabile di Palermo (Via Roma, 258) una delle favole più conosciute e amate della storia della letteratura italiana e non solo: dal 31 ottobre al 22 dicembre, tutte le mattine alle ore 10 (esclusi i lunedì e il 1°novembre) andrà in scena Pinocchio, la favola di Carlo Collodi, riadattamento di Pippo Spicuzza  e Umberto Cantone, al prezzo simbolico di 2 euro.

Anche se lo spettacolo sarà recitato di mattina - orario scelto proprio per agevolare le scuole - non si escludono repliche serali per accogliere un pubblico anche più adulto, dal momento che Pinocchio non è concepito solamente come una favola. Definirlo tale sarebbe riduttivo.

Nella sua regia, infatti, Pino Caruso non ha certo tenuto conto dell'eventuale età del pubblico, poichè ha voluto pensare a uno spettacolo per tutti. Nel 1861 Collodi ha scritto questo testo destinandolo esclusivamente ai ragazzi, affinchè potesse fungere da dispensatore di buoni esempi nonchè di buona educazione.

E sarebbe stato davvero solo questo se, però, Pinocchio non gli fosse letteralmente sfuggito di mano, valicando in tutti i sensi i limiti della semplicità favolistica, divenendo da favola tragedia del dramma della vita. E nel pieno rispetto delle tragedie classiche la conclusione della storia trova il suo perchè nella morte finale del suo piccolo protagonista, e non solo.

E ancora, siamo messi dinanzi a una semplicità e a un'evidenza che mai prima d'ora, pur conoscendo da sempre tale favola, si era a noi così palesata: Pinocchio è un orfanello, Geppetto è l'unica àncora presente nella sua vita, non conosce la madre, e quindi la sua origine, la sua provenienza.

Per non parlare della questione più lampante di tutte, cioè il fatto che si tratti di un ragazzino non proprio uguale a tutti gli altri, la cui anima è intrappolata in un pezzo di legno, allo stesso modo di come le nostre lo sono all'interno dei nostri corpi. E infine la fata turchina, in questa occasione interpretata dalla bellissima Eva Drammis, personaggio tanto favolistico quanto, quasi, metafisico, in grado forse di richiamare l'immagine addirittura di un Dio.

Queste e non solo le sfumature messe in rilievo da quella che, come già detto, sarebbe riduttivo definire solo una favola. Forse Collodi non aveva creato ad hoc tali sfumature, ma che abbia scritto il testo di Pinocchio con queste intenzioni o meno, poco importa: i testi, così come i libri, sono di chi li legge e di chi, di conseguenza, li interpreta e se ne fa un'opinione.

Nel cast anche il noto attore palermitano Paride Benassai, nei panni di ben tre personaggi: Mastro Ciliegia, la Volpe e Mangiafuoco. "Sono davvero molto contento di essere stato coinvolto in questa rinnovata avventura, sono dell'idea che anche i capolavori come questo debbano essere rivisitati attraverso una luce diversa" .

Punto cruciale, durante la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo, la costante crisi che da tempo ormai fa da sfondo alle realtà dei teatri italiani, ma non solo. Ma che problema hanno questi italiani? Cosa c'entra il teatro con questa crisi economica? In fondo è molto semplice, il problema è che il nostro è un paese che non legge e che non và a teatro, e questo ha inevitabilmente degli effetti anche sul versante economico.

"La televisione vi mostra, il teatro vi nasconde" dice scherzosamente Pino Caruso. Chi non si reca a teatro e non legge è come se fosse privo di difese immunitarie, come se fosse un sacco vuoto da riempire a proprio piacimento, mettendogli dentro la testa ciò che si vuole, facendogli credere qualunque cosa si voglia.

La vita si cancella mentre avviene e se non ci fosse qualcuno che la scrive, non ne rimarrebbe niente. Il libro è un essere che vive e parla, che ha in sè mille vite. Chi non legge non vive, non sa. "Se la gente non và a  teatro non è tanto perchè il teatro è in crisi, ma perchè la gente stessa è in crisi, ecco perchè tutto si riversa in ogni settore" ha ammesso ancora Caruso.

Insomma, molto più che una semplice favola. Pinocchio è il racconto del disagio dell'esistenza. Questo riadattamento ne evidenzia la drammaticità e i significati reconditi, la difficoltà di vivere in un mondo complesso e pieno di contraddizioni, di interrogativi sulla vita e sulla morte. Un testo che potrà, adesso, lanciare esempi maggiormente attuali tanto ai ragazzi, quanto al pubblico più adulto.


Letto 2631 volte Ultima modifica il Martedì, 16 Ottobre 2012 12:02

Commenti  

 
0 # IL PINOCCHIO DI CARLO COLLODI IN SCENA AL TEATRO BIONDO DI PALERMOCarlo Collodi 2013-01-04 09:29
Il termine burattino deriva da buratto, stofa grezza usata per dividere la farina dalla crusca, cioè il bene dla male, e Pinocchio smette di rimanere un burattino, imparando da solo cosa è bene e cosa è male e disubbidendo, proprio come adamo ed Eva: disubbidiscono e imparano cosa è bene e male, attingento all'abero della vita (notare che Pinocchio è il primo burattino fatto di legno che mostra segni di vita).
E' quindi importante saper scegliere, avere scelta per uscire dalla crisi e sfido chiunque a scegliere l'aumento delle tasse...
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