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Venerdì, 01 Giugno 2012 13:04

NESSUNA PIETÀ PER PASOLINI

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La copertina La copertina

Un penalista, una criminologo ed un giornalista cercano di riannodare, in questo libro presentato a Palermo, i fili di un’intricata vicenda che, forse, si conclude in Sicilia.

Presentato giovedì 31 maggio alla Feltrinelli di Palermo (via Cavour, 133): Nessuna pietà per Pasolini. Inchiesta e rivelazioni inedite sull’omicidio del poeta (Editori Internazionali Riuniti, 2011), scritto a sei mani da Stefano Maccioni, avvocato penalista; Domenico Valter Rizzo, giornalista (presente all’incontro); e Simona Ruffini, criminologa.


Il libro dimostra come, nonostante siano trascorsi quasi trentasette anni da quella tragica notte del 2 novembre 1975 in cui Pasolini fu barbaramente ucciso e il suo corpo abbandonato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, la sua morte rimane ancora un giallo aperto che non cessa di destare interesse e desiderio di arrivare alla verità.


Tanto si è scritto e ipotizzato, fatto congetture e cercato di mettere finalmente la parola ‘fine’ sul caso. Anche questo volume cerca di far luce sul terribile omicidio e di risalire quindi ai reali colpevoli. In particolare, i tre autori partono da quella che per anni è stata l’unica predisposta certezza e subito la smontano: ad oggi il solo ad esser stato ritenuto colpevole della morte dello scrittore), allora un ragazzino diciassettenne e di corporatura esile, non avrebbe mai potuto ridurre un corpo in quel modo, massacrarlo da renderlo quasi irriconoscibile.


È così infatti che lo trova una donna alle prime luci dell’alba, riverso sulla sabbia: “è un corpo […] di un uomo martoriato, con il volto sfigurato dai copertoni di un’automobile che gli è passata sopra”. Pelosi, inoltre, mulatto e con gli occhi castani e i capelli ricci e scuri, non corrisponde per niente al ragazzo dai capelli lisci, biondi e pettinati all’indietro, che avrebbe cenato poche ore prima al ristorante Biondo Tevere insieme al poeta, forse lo stesso con il quale Pasolini giocava spesso a pallone proprio all’Idroscalo.


Senza dimenticare che, secondo il racconto fatto da Pelosi (chiamato nel testo Giuda Iscariota e Pelosetto), l’arma del delitto sarebbe un bastone di legno marcio usato per difendersi dopo le minacce che Pasolini gli avrebbe fatto con lo stesso legno, dopo una pesante discussione.


Un omicidio per autodifesa, quindi, stando alle primissime dichiarazioni di Pelosi, ma quasi subito risultate piene di falle e infondate. Basta pensare che sul cadavere di Pasolini vennero rinvenute diverse ferite di grave entità – tra l’altro incompatibili con il legnetto marcio – mentre su quello del ragazzo non furono trovati lividi, né tantomeno il sangue della vittima. Dettagli fondamentali, ma che non hanno impedito di condannare Pelosi in primo grado per omicidio volontario in concorso con ignoti. Condanna confermata un anno dopo, con sentenza della Corte d’Appello.


Il libro parte proprio da tutto questo, aprendo nuovi scenari sulla tragica vicenda e gettando una nuova pista investigativa. Pista, che sta cercando di capire se esiste o meno un filo invisibile che unisce la morte del grande, forse, l’ultimo, poeta italiano, con il delitto di Mauro De Mauro e l’omicidio di Enrico Mattei.


Molto probabilmente, infatti, la causa della morte di Pasolini va ricercata lontana da Ostia e da quella spiaggia e ritrovata in Sicilia, tra le relazioni che il regista aveva con esponenti dello squadrismo nero, in particolare a Catania (dove aveva preso casa in affitto), con dei ragazzi provenienti dai quartieri di San Berillo e Villaggio Sant’Agata vicini all’aeroporto, e nelle ricerche che stava svolgendo per realizzare il suo ultimo romanzo, Petrolio, ubblicato postumo nel 1992 e nel quale forse sono contenute le risposte che cerchiamo da anni.


Le ipotesi, anche in questo caso, sono tante e le coincidenze ancora di più, ma è inconcepibile, per esempio, che ad oggi non siano ancora stati né chiesti, né fatti esami scientifici dattiloscopici e del DNA sui reperti, che certamente darebbero una spinta decisiva alle indagini.


Troppe le domande ancora aperte e alle quali i tre autori tentano di risolvere dal 2009: anno in cui hanno iniziato insieme questo attento e dettagliato lavoro di analisi, alla ricerca di qualche indizio davvero utile. La criminologa Ruffini, bravissima neldescrivere i dettagli, anche i più piccoli, della scena del crimine; Maccioni, da abile penalista, mette in ordine gli indizi; e infine Rizzo, giornalista di Chi l’ha visto?, trasmissione che già intervistò Pelosi qualche anno fa, cerca di fare luce sui fatti di cronaca.


Grazie a Nessuna pietà per Pasolini, sono riusciti a far riaprire le indagini e a concentrarsi su quelle numerosissime falle, fondamentali per scoprire il vero assassino e il suo movente, che sembrano dare conferma alla teoria del complotto messo in atto per chiudere per sempre la bocca a chi sapeva troppo, a quell’intellettuale che aveva sete di verità e di giustizia. Chissà “cosa sarebbe stato questo Paese – si legge alla fine del libro – se Pasolini avesse potuto continuare a vivere, scrivere, pensare a parlare. Forse un Paese migliore”.


Letto 1650 volte Ultima modifica il Venerdì, 01 Giugno 2012 13:17

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